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StopFGM! Campagna per l’abbandono delle mutilazioni dei genitali femminili nell’arco di una generazione

2002 – 2006 Diritti e salute sessuale e riproduttiva

Dove

La campagna si svolge in: Gambia, Senegal, Mali, Burkina Faso, Sudan, Egitto, Gibuti, Kenya, Tanzania.

La situazione

Le mutilazioni  genitali femminili sono diffuse (secondo le indagini demografiche e sanitarie, DHS) in 28 paesi dell’Africa subsahariana, con tassi di prevalenza diversi, ma sempre significativi: dal 72 per cento del Burkina Faso al 90 per cento del Mali, al 97 per cento dell’ Egitto. Percentuali intorno e oltre il 90 per cento sono indicate anche per Sudan e Gibuti. In Tanzania e Kenya le percentuali a livello nazionale sono più basse (18 e 38 per cento rispettivamente), grazie al fatto che solo alcuni dei gruppi etnici praticano una qualche forma di mutilazione. In questi gruppi però la pratica tocca quasi la totalità delle donne e bambine. Si tratta di paesi caratterizzati da una povertà diffusa e da una forte discrepanza tra le condizioni di vita nelle campagne e in città. La religione musulmana è prevalente in gran parte di questi paesi, accompagnata, soprattutto in Africa occidentale, dalla continuità dei culti animisti presenti nell’area prima dell’arrivo sia dell’Islam che dei missionari cristiani.

La campagna

La campagna è stata concepita e condotta da AIDOS e  Non c’è Pace Senza Giustizia, con la collaborazione di TAMWA – Tanzania Media Women Association e altre 8 ONG in Gambia, Mali, Burkina Faso, Egitto, Senegal, Somalia, Sudan,  Kenya. La campagna ha l’obiettivo di contribuire alla costruzione e al consolidamento della partnership tra le organizzazioni africane e internazionali che lottano per l’eradicazione delle MGF e al contempo spingere l’opinione pubblica africana e araba a guardare con favore all’abbandono della pratica.

Prima Fase (gennaio 2002-marzo 2004)

La campagna è stata condotta in collaborazione con i partner locali:  BAFROW, Foundation for Women’s Health  (Gambia); Tostan (Senegal), AMSOPT, Association malienne pour le suivi et l’orientation des pratiques traditionnelles (Mali); Voix des femmes (Burkina faso);  Babiker Badri Scientific Association for Women’s Studies, Afhad University (Sudan); ECWR, Egyptian Centre for Women’s Rights (Egitto);  UNFD, Union nationale femmes Djiboutiennes (Gibuti); AMWIK, Association of Media Women in Kenya (Kenya).  Sono state realizzate queste attività:

creazione di un portale web www.stopfgmc.org in inglese, francese e arabo, costituito da un database di:  organizzazioni attive nel settore, leggi per la prevenzione della pratica, trattati sui diritti umani che vi fanno riferimento, rassegna stampa internazionale,  bibliografia ragionata; progetto pilota con i media in Tanzania con la realizzazione di una campagna nazionale di prevenzione delle MGF attraverso stampa, radio e TV, condotta da TAMWA;  appello alla comunità internazionale lanciato nel 2002 a Bruxelles in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani;  Conferenza afro-araba organizzata al Cairo nel 2003 su “Norme legali per l’eliminazione delle MGF” con l’approvazione della” Dichiarazione del Cairo per l’eliminazione delle MGF”.

Chi finanzia

Nella sua prima fase, la campagna ha ottenuto il co-finanziamento della Commissione Europea, dell’Open Society Institute, di UNIFEM,  di UNFPA e il contributo personale di Elsa Peretti.

Seconda fase (aprile 2005-dicembre 2006)

La seconda fase della campagna si svolge in collaborazione con gli stessi partner locali  e vuole contribuire al contrasto delle MGF attraverso la costruzione di  un ambiente socio-culturale favorevole all’abbandono della pratica  e il miglioramento del quadro legale di riferimento. Dovrà contribuire ad aumentare il coinvolgimento dei media,  migliorando la diffusione dell’informazione sulle MGF. Nel 2005 è stata creata una Task force di uffici stampa e comunicazione “STREAM – Sharing Technologies and Resources for Engaged and Active Media “(Condividere tecnologie e risorse per media impegnati e attivi nella prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili), con il compito di coinvolgere attivamente i giornalisti a livello locale e di contribuire alla circolazione dell’informazione attraverso i media sui progressi fatti verso l’abbandono della pratica nei diversi paesi.  La campagna ha realizzato queste attività:

ampliamento del portale web www.stopfgmc.org nel quale confluirà il lavoro di STREAM;
Innocenti Digest: realizzazione di un numero monografico della rivista dedicato alle MGF;
manuale di formazioneWorking with the Media for the Abandonment of FGM/C” destinato alle organizzazioni non governative e alle istituzioni locali, per rafforzare la collaborazione con i media;
corso di formazione sull’utilizzo del portale per le organizzazioni partner  e seminario di sperimentazione/validazione del manuale, realizzato da AIDOS in Kenya in collaborazione con AMWIK; corso formazione formatori, condotto da AIDOS, diretto a 5 equipe nazionali sulla base del proprio manuale per l’integrazione della lotta alle MGF nei programmi di sviluppo; presentazione della “Dichiarazione del Cairo” all’Unione Africana; sostegno al processo legislativo sulle MGF in atto nei paesi africani; campagna per la ratifica del Protocollo di Maputo.

Costo della campagna

660.000 dollari (516.000 euro).

Chi  finanzia

Nella sua prima fase, la campagna ha ottenuto il co-finanziamento della Commissione Europea, dell’Open Society Institute, di UNIFEM, UNFPA e il contributo personale di Elsa Peretti.

Nella seconda fase il progetto è finanziato dal Ministero degli Affari esteri attraverso l’UNICEF, con la partecipazione dell’Istituto di Ricerca UNICEF Innocenti di Firenze.

Che cos’è STREAM
L’approccio di AIDOS per l’abbandono delle MGF/E

 

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