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Il 6 febbraio si celebra nel mondo la Giornata internazionale contro le mutilazioni  dei genitali femminili.

Sono circa 125 milioni le donne nel mondo che hanno subito mutilazioni dei genitali femminili e oltre 30 milioni quelle che rischiano di subirle nei prossimi 10 anni. L’Africa è il continente in cui il fenomeno è più diffuso, con 91,5 milioni di ragazze di età superiore ai 9 anni, vittime di questa pratica.

L’adozione della Risoluzione per la messa al bando universale delle mutilazioni dei genitali femminili, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, avvenuta nel dicembre 2012, ha tracciato la giusta direzione.

In quella occasione i 193 Paesi che fanno parte delle Nazioni Unite hanno convenuto che le mutilazioni sono “un abuso irreparabile e irreversibile” e hanno accettato di “prendere tutte le misure necessarie per proibirle e proteggere donne e bambine da questo tipo di violenza”. I Paesi che ancora non l’hanno fatto sono stati chiamati ad “adottare una legislazione e a farla rispettare”.

Dal 21 al 25 ottobre scorso, si è tenuta in proposito la conferenza internazionale, Action to achieve commitments in UNGA Resolution 67/146, Intensifying global efforts for the elimination of female genital mutilations, organizzata dal Programma congiunto UNFPA – UNICEF sulle mutilazioni genitali femminili e dal Governo italiano in collaborazione con AIDOS. L’obiettivo era fare il punto sull’attuazione da parte della comunità internazionale delle attività previste per l’abbandono delle Mutilazioni genitali femminili/Escissione (MGF/E).

Nonostante il rapporto UNICEF sulle MGF/E, rileva come la pratica sia diminuita in diversi paesi e come altri cambiamenti importanti siano in corso, ancora molto è il lavoro da fare.

Non sono infatti solo l’Africa e l’area meditteranea ad essere coinvolti, le comunità diasporiche nei paesi europei hanno portato una consapevolezza diversa del fenomeno. Si calcola infatti che in Europa ci siano più di 500 mila bambine e donne sottoposte alla pratica.

In Italia esiste una buona legge (9 gennaio 2006, n.7) che contiene una prima parte relativa a campagne di sensibilizzazione/informazione/formazione, una seconda parte con norme penali e chiede al Ministero degli Affari Esteri di finanziare progetti nei paesi in cui la pratica delle MGF/E è ancora diffusa .

Negli ultimi due anni la legge non è stata ri-finanziata. Prima di chiedere al Parlamento il ri-finanziamento, AIDOS vorrebbe però conoscere come i fondi distribuiti dal Ministero per la salute (oltre 15 milioni di Euro) alle Regioni siano stati spesi.

Corso online in lingua italiana sulle mgfUnited to END FGM (UEFGM)

Intervento di Pia Locatelli (coordinatrice Gruppo di lavoro Parlamentare su Salute globale e dirittidelle donne) sulle MGF alla Camera

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