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Scoraggiata e scoraggiante analisi dell’OCSE sui continui regressi della cooperazione italiana. Le proposte delle Ong.

Ogni cinque anni, il Comitato per l’aiuto allo sviluppo (DAC) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che riunisce tutti i paesi  economicamente avanzati del mondo, esamina l’andamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dei singoli paesi associati e formula raccomandazioni specifiche e puntuali. L’analisi dei comportamenti dell’Italia nel quinquennio 2004-2009, appena pubblicata, conclude che la maggior parte delle Raccomandazioni del 2004 non è stata realizzata e che solo nel 2008 la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli esteri ha iniziato la messa in opera di alcune delle raccomandazioni che potevano essere realizzate con riforme interne dall’amministrazione. Per tutte le raccomandazioni – riforma legislativa, calendarizzazione dell’aumento dell’APS, rispetto degli impegni internazionali, coerenza, decentralizzazione, ecc… – il giudizio è di insufficienza. Solo nella comunicazione si sono registrati dei progressi, ma il loro impatto, in assenza di fondi, è molto limitato.

Secondo le organizzazioni non governative (Ong) italiane, se la cooperazione italiana non si darà delle priorità e possibilmente un calendario pubblico per la messa in opera delle raccomandazioni DAC, nel 2014 il DAC certificherà nuovamente che la maggior parte delle raccomandazioni è stata disattesa.  Le Ong chiedono quindi alla cooperazione italiana di dotarsi di uno scadenziario pubblico per realizzazione delle raccomandazioni DAC e indicano le 10 raccomandazioni prioritarie da realizzare entro la fine del 2010:

  1. Riavviare il dibattito sulla riforma legislativa;
  2. Approvare un piano vincolante di “riallineamento quantitativo” dell’APS per il raggiungimento dell’obiettivo europeo dello 0,7% del Pil nel 2015;
  3. Preparare un documento strategico che tracci la visione della cooperazione italiana;
  4. Approvare una strategia d’informazione, educazione e mobilitazione rivolta al pubblico;
  5. Approvare una dichiarazione sulla coerenza delle politiche internazionali dell’Italia con il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio;
  6. Mantenere il personale tecnico esperto;
  7. Snellire i controlli amministrativi ex-ante per le iniziative;
  8. Slegare l’aiuto a credito e dono;
  9. Chiarire le procedure per l’impiego della Protezione civile in scenari d’emergenza;
  10. Aumentare gli stanziamenti destinati all’aiuto umanitario e riportare il sostegno alle Ong in linea con gli altri paesi donatori, passando dall’attuale 2% dell’aiuto bilaterale al 7%.

 

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