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Mentre mette in libertà Roxane Saberi, il regime perseguita altre attiviste dei diritti delle donne

Nello stesso giorno in cui tutti i riflettori erano puntati su Roxane Saberi e sulla sua liberazione, a Teheran si vedevano intimare l’ordine di non lasciare la città Narges Mohammadi (nella foto) – vice presidente e portavoce del Defenders Human Rights, centro per i diritti umani costretto alla clandestinità – e Soraya Aziz Panah, direttrice del Centro antimine. Le due attiviste stavano per imbarcarsi su un volo che le avrebbe portate in Guatemala, a una conferenza di donne organizzata dalla Nobel Women’s Initiative. I loro passaporti sono stati sequestrati all’aeroporto ed è stato loro intimato di presentarsi al “tribunale rivoluzionario” entro 72 ore. Il Centro Defenders of Human Rights è stato fondato da Shirin Ebadi ed è chiuso dal 21 dicembre, giorno in cui è stato invaso e devastato.
A Qom, negli stessi giorni, sono state arrestate Maryam Bidgoli e Fatemeh Masjedi, due attiviste della campagna per “Un milione di firme”, le cui case sono state perquisite e saccheggiate. Nella casa di Fatemeh si trovava la ricercatrice Gholamreza Salami, pure lei arrestata.
La battaglia per i diritti umani in Iran è ancora lunga.

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