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Vittima di uno stupro di gruppo, condannata, ma l’avvocato non si arrende

Un appello alla mobilitazione di tutte le donne del mondo è stato lanciato dall’organizzazione Women Living under Muslim Laws per il caso della ragazza diciannovenne vittima di uno stupro di gruppo e condannata a tre mesi di carcere e 100 frustate perché al momento dell’attacco si trovava sull’automobile di un uomo non imparentato con lei e violava quindi la legge sulla segregazione dei sessi in vigore in Arabia Saudita. Il crimine era reso ancora più odioso dal fatto che la ragazza appartiene alla minoranza sciita, mentre i suoi sette violentatori, condannati a pene da uno a cinque anni di carcere, sono tutti sunniti. Il suo avvocato, Abdel Rahman al-Lahem, aveva immediatamente interposto appello, col risultato di vedersi sospendere la licenza e raddoppiare la pena della ragazza, con la motivazione di aver usato i media per influenzare il giudice. In effetti la storia è stata riportata con molta enfasi dalla BBC, che ha anche aperto un dibattito, subito affollato, tra i lettori del suo sito. Né la ragazza né il suo legale hanno intenzione di arrendersi e propongono un nuovo appello in sede legale, oltre a continuare a parlare ai media occidentali, sottolineando come la sentenza sia in palese contrasto proprio con la sharia, oltre che con tutte le convenzioni internazionali.

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