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Dalla conferenza di Londra impegni concreti per la salute delle donne

Questa volta forse si fa sul serio, non tanto perché nella dichiarazione finale i 1.800 partecipanti da 109 paesi che si sono incontrati a Londra nella conferenza Women Deliver si impegnano “a dare la massima priorità al raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo del Millennio (MDG) n. 5 [migliorare la salute materna] in tutte le agende della salute, a livello nazionale, regionale e internazionale”, lo abbiamo sentito tante volte. Questa volta però alcuni degli impegni sono stati messi concretamente sul tavolo, sotto forma di contributi finanziari consistenti. Oltre al contributo inglese all’UNFPA e a quello della Norvegia per la campagna per i MDG, vanno citati almeno quelli dell’Olanda (125 milioni di euro) per l’uguaglianza di genere e la salute materna e della Danimarca (110 milioni di corone,  circa 15 milioni di euro) per la lotta all’Hiv/Aids e, tra i privati, quello della John D. and Catherine T. McArthur Foundation, che ha destinato il suo apporto (11 milioni di dollari, circa 8 milioni di euro) specificamente alla diffusione della tecnologia per la riduzione delle perdite di sangue dopo il parto in Nigeria  e in India.
Altri impegni di azioni future sono venuti dal Giappone, dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), dalla Fondazione delle Nazioni Unite, dall’UNICEF e da David & Lucile Packard Foundation, Bill and Melinda Gates Foundation, Exxon/Mobil e GlaxoSmithKline.
E’ proprio la garanzia di finanziamenti adeguati e stabili che può fare la differenza nel mettere fine alla strage silenziosa di mezzo milione di donne ogni anno, che muoiono per cause legate alla gravidanza e al parto, quasi sempre prevenibili con assistenza e prevenzione adeguate.

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