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Un voto storico, destinato ad avere effetti su tutta l’America Latina

L’Assemblea legislativa di Città del Messico ha votato a schiacciante maggioranza (46 a 19 con un’astensione) la legge che rende legale l’aborto nel primo trimestre di gravidanza nel territorio della capitale, che peraltro ospita un quinto della popolazione messicana e la maggior parte delle strutture sanitarie del paese.
La polemica tra favorevoli e contrari alla legalizzazione continua a riempire le piazze di dimostranti e a infiammare il dibattito politico nel paese. Secondo Jorge Diaz Cuervo, membro dell’assemblea legislativa cittadina, è un trionfo della sinistra e “da oggi in città si respira un’atmosfera diversa”. Secondo invece Paula Soto, dell’opposizione “in questo paese le uova delle tartarughe marine sono più protette dei feti umani”. Secondo la femminista Alma Romo“questa legge significa per noi la possibilità di decidere, un diritto che molti non ci vogliono riconoscere”. Secondo Lilian Sepúlveda, responsabile per l’America Latina del Center for Reproductive Rights di New York, “è stata finalmente riconosciuta la necessità di decidere sull’aborto come questione di salute pubblica, non come tema ideologico”. E Laura Miranda, responsabile in Messico di Marie Stopes International, altra organizzazione che sottolinea l’importanza dell’evento, ricorda come le donne che muoiono ogni hanno nel paese per aborto clandestino siano stimate in almeno un migliaio.
Si spera che questa vittoria possa innescare un trend positivo in altri paesi latinoamericani.

 

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