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Il 2015 si avvicina a grandi passi, ma gli Obiettivi di sviluppo del Millennio sembrano ben lungi dall’essere raggiunti.

Troppo pochi i progressi, in quantità e qualità, soprattutto nelle aree più povere del mondo: AWID (Association for Women’s Rights in Development) fa un’analisi impietosa, area geografica per area geografica, dello stato “di avanzamento” degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG), che dovrebbero essere raggiunti entro il 2015.
Il panorama è desolante, ma non sorprendente, se si considera che l’analisi da cui è partita la formulazione dei Mdg non è certo femminista, anche se prende in considerazione alcune degli ostacoli allo sviluppo più fondati sul genere, come la mortalità materna e la mancanza di accesso paritario all’educazione. Le restrizioni all’uguaglianza delle donne strutturali alle società restano però sullo sfondo, dal momento che i Mdg sono stati formulati sulla base di un modello di sviluppo neoliberista, non necessariamente favorevole ai diritti delle donne e dei gruppi marginali: in questo modello, i diritti delle donne vengono perseguiti unicamente come contributo allo sviluppo economico e quindi le donne sono considerate come vittime anziché come soggetti di cambiamento. L’analisi femminista della povertà e del sottosviluppo si interroga invece sulle cause che ne sono alla radice e sul loro rapporto con la posizione delle donne nella società: lo status delle donne è sicuramente una delle cause della povertà e quindi l’attenzione ai loro diritti contribuisce al raggiungimento degli Obiettivi.

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