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L‘aborto sarà sempre reato in Nicaragua, anche se la vita della donna è in pericolo

Alla vigilia delle elezioni politiche del 5 novembre, cade sul terreno della battaglia elettorale la norma centenaria del codice penale del Nicaragua che permetteva l’aborto terapeutico, cioè quando la vita della madre era in pericolo e dietro consenso di un familiare e di tre diversi medici, oltre che della madre stessa. La riforma, fortemente voluta dalla Chiesa cattolica, è passata all’Assemblea nazionale con un secco 52-0. Chi non era favorevole ha preferito infatti non presentarsi al voto (29 deputati) o restare in aula senza votare (9). Magra consolazione: sono state respinte le richieste del presidente Enrique Bolaños di portare la pena a trenta anni di carcere e quelle della Chiesa di portarla almeno a venti. Salgono così a tre (oltre al Nicaragua, El Salvador e Cile) i paesi latinoamericani in cui l’aborto è sempre un reato, mentre negli altri è ammesso l’aborto in caso di pericolo di vita per la madre e in Colombia anche in caso di malformazioni del feto e di gravidanza in conseguenza di stupro o incesto. Solo a Cuba l’aborto è permesso entro la dodicesima settimana su semplice richiesta della madre. Le donne sandiniste del Nicaragua, che appena tre anni fa si erano battute strenuamente perché fosse consentito l’aborto ad una bambina di nove anni vittima di stupro in famiglia, hanno visto oggi il loro partito appoggiare la riforma per guadagnarsi il sostegno della Chiesa nelle prossime elezioni.

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