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E’ stato presentato  il 6 settembre in tutto il mondo il Rapporto annuale del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione 2006, dedicato alle migrazioni. L’edizione italiana, a cura di AIDOS, è stata presentata a Roma da Patrizia Sentinelli Viceministra degli Affari esteri con delega alla cooperazione,  Claudia Galimberti Saggista,  Carlo Reitano Direttore settore bilancio UNFPA,  Fatou Guiré Assistente programma Mgf – AIDOS,  Daniela Colombo Presidente AIDOS.

Se c’è un tema intriso di pregiudizi e di luoghi comuni questo è quello delle migrazioni. Sono considerate un fenomeno recente, che interessa solo l’asse paesi sviluppati-paesi poveri e che alimenta il malaffare. Le migrazioni invece hanno costellato praticamente l’intera storia dell’umanità, negli ultimi anni sono cresciute davvero poco – nel 1960 era il 2,5 per cento della popolazione mondiale a migrare, oggi è il 2,9 – e riguardano sempre più spesso zone di confine tra un paese in via di sviluppo e un altro (è il caso di Myanmar-Thailandia, per esempio). E’ invece vera purtroppo l’ultima affermazione, perché il traffico di esseri umani continua a costituire una parte significativa del fenomeno. Altra novità: le donne non emigrano più solo per sposarsi o per riunificazione familiare, ma anche in cerca di lavoro, secondo assi diversi da quelli maschili perché legati agli stereotipi di genere e dei “lavori da donna”: aiuto domestico o comunque assistenziale, operaia a bassissimo costo nelle “zone franche”, ecc… Oggi le donne migranti sono 94,5 milioni, quasi la metà (49,6 per cento) di tutti i migranti internazionali. Se la migrazione internazionale è rimasta alla periferia delle politiche globali fino a poco tempo fa, alla questione delle donne migranti è stata prestata un’attenzione ancora minore. Le loro rimesse contribuiscono in misura significativa alla riduzione della povertà e allo sviluppo, ma queste donne devono affrontare ostacoli spropositati e pericoli di ogni tipo per il semplice fatto di essere donne: discriminazione – nel paese di origine e in quello di destinazione – abusi e sfruttamento, mancanza di diritti. La migrazione si è tuttavia dimostrata un’esperienza positiva per milioni di donne e per le loro famiglie in tutto il mondo. Il trasferimento in altri paesi espone le donne a nuove idee e nuove norme sociali, che possono promuovere i loro diritti e consentire loro di partecipare in modo più pieno alla società. Può esercitare anche un’influenza positiva sulle norme di genere nel paese di origine. Certo, la strada è ancora lunga e pone sfide importanti ai paesi di accoglienza: garantire parità di diritti, ma anche accesso vero ai servizi, il che comporta un ripensamento delle politiche sociali perché tengano conto dei bisogni specifici dei migranti, uomini e donne. Come ogni anno infatti, l’UNFPA non si limita a fornire un quadro esaustivo del tema, attraverso fatti, cifre e casi emblematici, ma indica anche, con realismo e precisione, le cose da fare, settore per settore.

Scarica il Rapporto UNFPA 2006

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