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Lo stato della popolazione del mondo 2008: Punti di convergenza: cultura, genere e diritti umani


Lo sviluppo? I diritti umani? Una questione di cultura… o meglio di cultural fluency

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Ogni giorno 1.600 donne e più di 10.000 neonati perdono la vita per cause legate alla gravidanza e al parto. Dei 960 milioni di analfabeti, i due terzi sono donne, ragazze, bambine. Il 61 per cento delle persone che vivono con l’Hiv nell’Africa sub-sahariana sono donne. I tre quinti del miliardo di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno sono donne. 1 donna su 5 nel mondo ha subito una qualche forma di violenza, violenze declinate in tanti, troppi modi, che aumentano quando scoppia un conflitto armato o quando per migrare si finisce nella rete della tratta di esseri umani.
Perché? Perché troppo poco si è fatto per promuovere in maniera efficace l’uguaglianza di genere e i diritti umani, quindi anche i programmi che affrontano gli altri problemi della popolazione – la povertà, la salute, l’istruzione, l’assistenza a rifugiati e migranti, la violenza contro le donne – non sono riusciti a centrare completamente l’obiettivo. Da questa insolita e onesta autocritica si è mosso il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), per tracciare il quadro annuale de Lo stato della popolazione nel mondo 2008, presentato in contemporanea mondiale il 12 novembre e la cui versione italiana è curata dall’AIDOS. Nel Rapporto 2008, intitolato Punti di convergenza: cultura, genere e diritti umani, l’UNFPA propone agli attori impegnati nella cooperazione allo sviluppo di includere un’altra componente nei propri programmi: la cultura. O meglio, la cultural fluency. Un concetto nuovo, che sfida la globalizzazione, il “pensiero unico”, i preconcetti culturali, ma anche le contrapposizioni Nord-Sud, Islam-Cristianesimo, migranti-residenti.