Mutilazioni dei genitali femminili e diritti umani nelle comunità migranti. Percorso integrato di ricerca, formazione e sensibilizzazione per la prevenzione e il contrasto di una pratica tradizionale da abbandonare.

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Italia
2008 - Diritti e salute sessuale e riproduttiva

Partner locale

ADUSU – Associazione diritti umani sviluppo umano (Padova) e Associazione Culture Aperte (Trieste)

Dove

Nelle regioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Lazio, in particolare a Roma. Il Veneto e il Friuli Venezia Giulia sono due regioni italiane che stanno sperimentando una progressiva transizione verso una composizione multiculturale e multietnica della popolazione residente. I materiali prodotti verranno diffusi su tutto il territorio nazionale.

La situazione

Le più recenti ricerche socio-antropologiche sul campo, e in particolare le valutazioni dei numerosi progetti e campagne attuati nei paesi africani dove la pratica è diffusa a partire dalla fine degli anni Settanta, hanno definito le mutilazioni dei genitali femminili come una convenzione sociale fortemente significativa per la costruzione identitaria delle donne e il mantenimento delle relazioni di genere, familiari e comunitarie.
Per questo l’abbandono della pratica non è una decisione puramente individuale e razionale, ma una scelta nella quale entrano in campo dimensioni sociali, relazionali, psicologiche e affettive complesse. Il percorso verso l’abbandono della pratica deve perciò necessariamente coinvolgere tutti gli attori di riferimento affinché tale decisione possa estrinsecarsi, consolidarsi, resistere e diventare duratura. Deve cioè essere costruito quello che viene definito enabling environment, cioè un ambiente socio-culturale complessivo che permetta il cambiamento.
Nel contesto della migrazione questo significa, tra l’altro, costruire ponti di conoscenze con il paese d’origine, che rassicurino i/le migranti sul futuro delle proprie figlie - cioè sulla possibilità di reinserirsi nella società di provenienza, sposarsi con un connazionale, farsi una famiglia - anche senza essere state sottoposte a mutilazione dei genitali femminili, e che rivelino e confermino dall’interno i cambiamenti in atto.
Significa inoltre costruire, intorno e in contatto con gli uomini e le donne migranti, una rete di attori significativi capaci di affrontare il tema nell’ottica dell’accoglienza e del dialogo, aprendo così la strada a un ripensamento dei valori di cui le mutilazioni dei genitali femminili sono il simbolo inciso nella carne e promuovendone l’abbandono.

Come funziona il progetto

ll progetto si propone quindi di costruire un ambiente socio-culturale che favorisca il cambiamento dei comportamenti dei/delle migranti di origine africana rispetto alla pratica attraverso una metodologia integrata, tra le diverse attività del progetto. In particolare:

  • La costruzione di un ampio Tavolo di coordinamento regionale permette il coinvolgimento attivo dei rappresentanti delle istituzioni e organizzazioni che a vario titolo hanno contatto con le persone migranti, assicurando un’ampia condivisione dell’approccio del progetto nonché la condivisione delle priorità e delle esperienze delle singole istituzioni
  • La mappatura attraverso la ricerca-azione (Macro area A – Ricerche e azioni), utilizzando gli strumenti dell’intervista a testimoni privilegiati e a soggetti appartenenti alle comunità immigrate e focus group, permettendo di osservare il campo dei processi decisionali che circondano la pratica delle mutilazioni dei genitali femminili nell’esperienza della migrazione. Saranno identificati tanto attori istituzionali e professionali, che a vario titolo hanno contatto con le persone migranti, dal personale sanitario ai/lle mediatori/trici culturali, dai rappresentanti di associazioni di immigrati e di donne, ai/lle funzionari/e di enti locali, dalle forze dell’ordine agli/lle insegnanti, ai media, quanto soggetti appartenenti alle comunità migranti provenienti dai paesi ove si praticano le mutilazioni dei genitali femminili. La mappatura mira inoltre a individuare i valori culturali di riferimento che sostengono la continuazione della pratica allo scopo di costruire percorsi alternativi nel rispetto delle culture delle comunità migranti
  • Infine la ricerca-azione contribuirà ad identificare i bisogni di formazione-informazione dei diversi destinatari del progetto, contribuendo a qualificare i contenuti delle attività di informazione/sensibilizzazione (Macro area B) e di formazione (Macro area C).
  • Le attività di informazione e sensibilizzazione (Macro area B – Campagne informative e di sensibilizzazione), arricchite dalle indicazioni raccolte nel corso della ricerca-azione e dei contributi di tutti gli attori coinvolti nel Tavolo di coordinamento regionale, sono orientate secondo la linea di una duplice azione, diretta e indiretta. L’informazione e sensibilizzazione diretta prevede la realizzazione di strumenti atti a sollecitare il dibattito e una diversa percezione delle mutilazioni dei genitali femminili presso le comunità migranti come pure presso i professionisti in contatto con tali comunità, con l’uso mirato di materiale video, fiction e documentario, accompagnato da apposite guide per gli/le animatori/trici, che ne analizzano i contenuti e che facilitano la discussione aperta e consapevole. L’informazione e sensibilizzazione indiretta prevede la produzione di strumenti di informazione sui diversi “dilemmi” che circondano la pratica, mirati agli uomini e alle donne, ai/lle giovani, nonché a tutti gli attori istituzionali in contatto a vario titolo con le persone migranti, con l’obiettivo di rispondere ai bisogni di informazione che non trovano a volte canale per esprimersi
  • Le informazioni derivanti dalla ricerca-azione orienteranno i contenuti del manuale formativo e la programmazione dei corsi di formazione (Macro area C – Formazione e aggiornamento), che punteranno a dotare i partecipanti di una conoscenza critica delle mutilazioni dei genitali femminili come questione di identità di genere, di dinamiche di potere tra uomini e donne e tra individui e collettività, di diritti umani e di salute, nonché del quadro normativo e degli strumenti psico-relazionali per far emergere il tema nel contatto con le persone migranti, e affrontarlo in maniera da promuovere il cambiamento dei comportamenti
  • Le Conferenze regionali conclusive costituiranno un momento essenziale per la diffusione e la trasferibilità dei risultati del progetto. Completeranno il percorso realizzato attraverso il coinvolgimento di un pubblico esterno, cioè di rappresentanti degli enti locali, organizzazioni del terzo settore e del volontariato, organizzazioni di donne e di migranti, docenti e studenti, personale socio-sanitario, che non hanno partecipato direttamente alle attività del progetto, ma che possono beneficiare dei risultati e dei materiali prodotti nell’ottica della costruzione di buone prassi
  • Infine, va sottolineato che le donne migranti originarie dei paesi dove la pratica è diffusa restano protagoniste del fenomeno. Esse si trovano ad affrontare direttamente la condizione di essere portatrici di mutilazione dei genitali femminili, ad esempio nei rapporti con le istituzioni sanitarie materno-infantili. Sono inoltre loro a dover sostenere, più di chiunque altro, le conseguenze della decisione di sottoporre come pure di non sottoporre le proprie figlie alla pratica, in particolare rispetto all’applicazione della legge 9/2006. Per questo, una notevole attenzione sarà dedicata nel corso di tutte le attività del progetto a fornire le donne appartenenti a gruppi etnici praticanti di strumenti di consapevolezza di sé, autostima, capacità negoziale, di conoscenze dei diritti di cui godono in quanto residenti in Italia e delle norme vigenti concernenti le mutilazioni dei genitali femminili, ma anche di un nuovo consenso sociale che dia loro sicurezza e sostenga la decisione di abbandonarle.
  • Grande attenzione sarà inoltre dedicata al coinvolgimento attivo degli uomini originari dei paesi dove sono diffuse le mutilazioni dei genitali femminili, che nel contesto della migrazione giocano un ruolo preponderante nella determinazione delle decisioni riguardanti la dimensione familiare e di coppia, nonché la dimensione della vita collettiva.

Risultati attesi

Il risultato finale complessivo sarà la prevenzione e il contrasto delle pratiche delle mutilazioni dei genitali femminili presso le popolazioni migranti, attraverso la costruzione di un ambiente socio-culturale (enabling environment) che permetta di cambiare tale convenzione sociale e quindi l'abbandono della pratica.

Materiali prodotti

Nel quadro del progetto sono stati realizzati (clicca sul link per aprire la pagina da cui si possono scaricare):

Quanto costa

Il costo del progetto è di 629.034 €

Chi ha finanziato

Dipartimento per le Pari Opportunità

Progetto terminato

La docu-fiction  "Vite in cammino"e il cortometraggio "Tahara" possono essere richiesti ad Aidos con un contributo di 15 euro  ciascuno.

Sul web è disponibile una versione breve della docu-fiction.