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Allarme salute da Roma
18 Settembre 2007

Dossier della rete europea: investire in salute nei paesi in via di sviluppo conviene

 

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E' stato presentato oggi a Roma Allarme salute, il dossier sulla salute nei paesi più poveri di “Azione per la salute globale”, rete europea di cui AIDOS, insieme con l’Ong bolognese CESTAS, è referente per l’Italia.
Alla presentazione (clicca sulla foto per ingrandire), ospitata dall'Istituto della enciclopedia italiana, hanno partecipato: Daniela Colombo (AIDOS), Raffaele Salinari (Terre des Hommes), Jean Léonard Touadi (Comune di Roma), Biancamaria Pomeranzi (Ministero degli Esteri), Maria Paola Di Martino (Ministero della Salute), Camilla Porcelli (Ministero delle Finanze) e Uber Alberti (CESTAS).
Introducendo l'incontro a un pubblico attento e composto in buona parte da giornalisti, Daniela Colombo ha subito richiamato l'attenzione sulle cose da fare e sulle richieste che i dati del dossier rendono urgenti: prima di tutto maggiori risorse, ma soprattutto destinate a rafforzare i sistemi sanitari esistenti nei paesi più poveri - garantendo tra l'altro al personale stipendi decenti - più ricerca e liberalizzazione della vendita dei farmaci, il tutto con un corretto approccio di genere.
Anche Raffaele Salinari si è soffermato sul tema delle risorse e sull'obiettivo che l'Italia raggiunga almeno lo 0,3% di Aps in rapporto al Pil, abbandonando così la poco onorevole posizione di fanalino di coda dei paesi "donatori", in particolare nel campo della salute, cui destina appena il 2% di queste già scarne risorse. Perché l'aumento delle risorse sia efficace, però, è necessario un coordinamento di indirizzi, in coerenza con gli Obiettivi di sviluppo del millennio (Mdg), che dovrà essere assicurato dalla legge di riforma della cooperazione.
Jean Léonard Touadi ha richiamato l'attenzione sull'Aids in Africa, problema non solo sanitario, ma geopolitico, dal momento che si calcola che nel 2015 vi sarann dai 30 ai 40 milioni di orfani da Hiv. Una tragedia cui l'Africa sta cercando risposte anche a partire dalle proprie ricchezze, dalle reti sociali di protezione alla farmacopea tradizionale, e questo grazie al ruolo centrale delle organizzazioni di base, di cui le donne sono il perno.
Bianca Pomeranzi ha ricordato che la sieropositività tra i giovani (fino a 24 anni) di tutto il mondo è molto diversa tra maschi e femmine: 7% i primi, 20% le seconde, un dato che dovrebbe far riflettere la cooperazione italiana e indurla a un maggior sostegno a organizzazione come l'UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione.
Maria Paola Di Martino ha ricordato la strategia del Ministero della salute: approccio globale, ricerca senza frontiere, solidarietà, prevenzione, una strategia che sarà ora messa alla prova nel quadro di un un progetto pilota con il Marocco.
Camilla Porcelli, che ha salutato l'occasione offerta dalla presentazione anche per il coordinamento con gli altri Ministeri, ha illustrato la situazione delle risorse nel quadro del prossimo Dpef, che dovrebbe stanziare per la cooperazione un altro miliardo di euro, il che permeterebbe di raggiungere lo 0,3 del Pil nel 2008.
Traendo le conclusioni, Uber Alberti (foto in alto) si è soffermato in particolare sugli errori da evitare: crare sistemi sanitari paralleli, che sottraggono risorse economiche e umane alle già fragili strutture esistenti e finanziare, anziché piccoli centri di salute diffusi sul territorio, i grandi ospedali che tanto attraggono e commuovono i donatori privati, ma che poco cambiano nelle condizioni delle popolazioni più povere.