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Kolkata, 26 maggio - Tessendo reti
Dar es Salaam, 20 giugno 2007 - Diario minimo
Gaza, 27 settembre 2007 - Basta spose bambine
Makala ottobre 2007 - Microimpresa, un modello
Washington, 19 marzo 2008 - Violenza sulle donne, è vera emergenza
Barquisimeto, 13 giugno - Al telefono con Gaza
Roma, 13 gennaio 2009 - A Gaza rifioriranno le rose
Bureij, 4 febbraio 2009 - Simboli della vita scolpiti nell'anima
Burkina Faso - Tessitrici di sogni
Nepal
Al telefono con Gaza
Roma, 13 gennaio 2009
Finalmente un contatto con le operatrici e gli operatori palestinesi: nei loro racconti, l'orrore e la disperazione
Oggi, dopo 10 giorni di tentativi falliti, siamo finalmente riuscite a contattare alcuni dei nostri partner a Gaza. Abbiamo parlato con Feryal, la direttrice del Centro per la salute delle donne di Bureij, Murad, il contabile e Majda responsabile delle relazioni esterne di CFTA. Sono vivi, come anche tutti i membri dello staff di Bureij e di CFTA. Naima, la field worker, ha invece perso un familiare. La ginecologa è riuscita a lasciare Gaza perché di nazionalità russa ed è ritornata nel suo paese con i figli. Murad, Umm Ismail (l’addetta alle pulizie) e Salwa (la contabile del Centro) hanno cambiato casa, in cerca di un posto più sicuro, anche se come hanno detto tutti non c’e’ più nessun posto sicuro a Gaza.
Il Centro è chiuso, ma ancora in piedi, nonostante il vicino ambulatorio e centro nascite dell’UNRWA sia stato colpito. Le bombe non hanno risparmiato niente e nessuno: scuole, università, case, ospedali e tutte le infrastrutture sono stati colpiti. E in questo modo non solo è stato distrutto il lavoro di 15 anni di ricostruzione “ma si tornerà indietro di 30 - 40 anni”.
“Non trovo le parole per descrivere cosa sta succedendo, dice Murad, se poteste venire ora a Gaza non la riconoscereste più, non ha nulla a che vedere con quello che ricordate. Persino mio padre non ha mai visto nulla di simile”. Vivono chiusi in casa, pronti a scappare dall’unica cosa certa: le bombe, che possono arrivare “dal cielo, dalla terra e dal mare”. E per questo, dice Feryal “i bambini di notte dormono vestiti e con le scarpe”. In questo modo è meno faticoso correre per mettersi in salvo.
“Io dopo notti insonni, ieri notte sono riuscito a dormire ma solo perchè sono crollato per la stanchezza e la tensione” dice Murad. Tutti i ritmi del quotidiano sono stati annullati, la vita è “sospesa” nel presente: difficile pensare al futuro e difficile organizzare qualsiasi cosa senza elettricità e senza acqua che sono disponibili solo per due o tre ore ogni 3 o 4 giorni. Inizia a esserci rischio epidemia perché anche le fognature sono state danneggiate e le acque si mescolano.
Quelli che hanno avuto la casa distrutta sono ospitati presso amici e parenti o presso le 27 scuole che l’UNRWA ha messo a disposizione dei senzatetto. “Non eravamo preparati a questa guerra dopo oltre tre anni di chiusura dei Territori, non abbiamo più risparmi. Israele vuole colpire Hamas, ma sta colpendo anche chi, come noi, non vi appartiene”.
“Quello che sta accadendo qui a Sud, dice Majda, è terribile ma non è nulla in confronto a quello che succede al Nord della Striscia, a Jabalia e nella città di Gaza dove i bombardamenti israeliani sono stati ancora più distruttivi.”
I negozi sono chiusi, in quelli aperti il cibo inizia a scarseggiare e il latte non si trova. Gli aiuti umanitari dell’UNRWA sono insufficienti, solo pochi carichi riescono a entrare a Gaza durante le tre ore giornaliere di apertura. Decine di camion attendono al di là del confine.
Stanno utilizzando armi chimiche che avranno effetti devastanti sulle persone e sulla terra che non sarà più bonificabile. “Che futuro attende i miei figli? chiede Murad, “li guardo e non so cosa sarà di loro”.
Il Ministero degli Esteri italiano si sta attivando per organizzare un convoglio di aiuti umanitari, ha avuto un incontro con le autonomie locali, ma non ha invitato le Ong che da anni lavorano nei Territori e che in altre situazioni di emergenza, come nei Balcani e in Libano, hanno dimostrato competenza e professionalità. Le Ong della Piattaforma per il Medio Oriente dell’Assemblea delle Ong italiane lo ricorderanno al Ministro Frattini con una lettera comune nei prossimi giorni.
Nel frattempo, continueremo a telefonare ai nostri partner.
Paola Cirillo
Responsabile progetti AIDOS nel Medio Oriente