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Basta spose bambine
Makala ottobre 2007

In Tanzania cominciano a venire alla luce i casi più tragici, grazie al progetto AIDOS-TAMWA

La brutta, bruttissima notizia è che una bambina di 12 anni è stata picchiata a morte per avere rifiutato di sposare il trentenne cui i genitori intendevano darla in sposa. La tragedia è avvenuta nel Nord del paese in una comunità Maasai: la famiglia della bambina contava sui numerosi capi di bestiame che l’aspirante sposo avrebbe portato in dote. La seconda brutta notizia è che non si tratta affatto di una caso isolato, ma quasi della norma in comunità dove l’unico apporto che ci si aspetta dalle figlie femmine, destinate a lavorare per un’altra famiglia, è la dote, che prima arriva meglio è.
Ma ci sono anche buone notizie. La prima è che possiamo raccontare questa storia perché è stata pubblicata dalla giornalista
Monica Luwondo sulla stampa nazionale tanzana, rompendo il tradizionale silenzio che copre questi casi. Il merito è di TAMWA (Tanzania Media Women’s Association) e del progetto iniziato nel maggio 2006 in partenariato con AIDOS e con il sostegno dell’Unione Europea: campagna mediatica contro i matrimoni precoci e la prevenzione dell’Aids. Dopo un’inchiesta iniziale mirata e definire la vastità del problema, il progetto si è concentrato sulla formazione dei giornalisti (un’ottantina, finora, tra cui Monica) e sui rapporti con i media, nonché sulla lobby per la revisione della legge sul matrimonio, datata 1971. La seconda buona notizia è che il governo tanzano comincia a rispondere alla campagna: il presidente Jakaya Kikwete ha condannato esplicitamente i matrimoni precoci e si comincia ad andare a cercare le quattordicenni che, ammesse alle superiori, non si presentano a scuola. La ministra della giustizia e degli affari costituzionali Mary Nagu (nella foto) ha promesso che la nuova legge sul matrimonio vedrà la luce nel 2008.