leggi la lettera…

Velo a scuola? No grazie
22 marzo 2007

La lettera "dal campo" questa volta arriva dal nostro stesso paese, ed è indirizzata alla senatrice Baio, che ha chiesto il parere dell'AIDOS sulla controversa questione del'hijab (velo). Ecco la risposta

Gentile Senatrice,
la ringrazio per avermi inviato il testo del suo disegno di legge di modifica alla legge 22 maggio 1975 n. 152 e mi scuso per il ritardo con cui le rispondo. Ho discusso del  tema  con le colleghe di AIDOS che si occupano dei nostri progetti  nei paesi musulmani, arabi e non, e che hanno tutte soggiornato per lunghi periodi in questi paesi e ne conoscono bene la cultura e la religione.
Il velo, nelle sue varie forme,  come d’altra parte è ben chiarito nella relazione introduttiva al disegno di legge,  non è una prescrizione delle religione islamica quindi non dovrebbe essere considerato una manifestazione dell’appartenenza religiosa dei soggetti. Molte donne islamiche, anche se profondamente religiose, non lo indossano e bastino tra tutte ricordare la Vice Segretaria delle Nazioni Unite, Asha Rose Migiro, musulmana tanzana, e Thoraya Ahmed Obeid, Direttrice del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, cittadina dell’Arabia Saudita.
Il velo è un retaggio di una cultura patriarcale e come tale dovrebbe essere indossato solo per una libera scelta della donna, che riteniamo difficilmente si possa esprimere prima della maggiore età.
Riteniamo quindi che nel nostro paese si debba fare una netta distinzione tra  luoghi pubblici e aperti al pubblico, dove il velo non può essere vietato – purché  la persona mantenga il volto scoperto e riconoscibile - e scuole,  collegi e  licei pubblici dove invece dovrebbe essere proibito fino al compimento della maggiore età anche perché rischierebbe di essere un elemento per isolare ulteriormente le ragazze provenienti dai paesi islamici, mentre si dovrebbe tendere ad una loro integrazione nella società italiana, a cominciare dalla scuola.
Riteniamo che nel nostro paese ci sia oggi troppa confusione e che sia necessario iniziare una campagna per informare  le  immigrate e gli immigrati  sul diritto di famiglia italiano, che è stato  una grande conquista del movimento delle donne, senza lasciarci prendere da tentazioni di eccessiva apertura al multiculturalismo.
Sono la maggioranza delle donne immigrate da questi paesi che lo chiedono. La ringrazio per aver richiesto una nostra opinione e le invio i migliori saluti.
Daniela Colombo
Presidente AIDOS