Si è concluso ieri a Taormina il G7 Pari Opportunità ma, come già denunciato a maggio dalla GCAP (Coalizione Italiana contro la povertà), nonché in occasione delle diverse ministeriali, tutto sembra un’occasione mancata. La Roadmap for a Gender-Responsive Economic Environment, il documento di partenza per questi due giorni di lavori, non sembra in sostanza andare oltre una nobile dichiarazione di intenti. Non vi è infatti alcun piano d’azione che definisca nel concreto come i Paesi del G7 intendano raggiungere la parità di genere, quinto obiettivo dell’Agenda 2030, nonché trasversale a tutti gli altri.
 Soprattutto non sono stati proposti, decisi e finalizzati finanziamenti specifici e programmi che rispondano alle questioni che formalmente vengono sottolineate. La ministeriale donne “era l’occasione per concretizzare la roadmap definendo risorse, obiettivi di breve e lungo periodo, indicatori temporali, quantitativi e qualitativi per raggiungere  gli obiettivi contenuti nel documento” sottolinea Rossana Scaricabarozzi, responsabile del programma per i diritti delle donne di ActionAid Italia.
 Ancora più difficile in questo quadro riuscire ad andare oltre l’idea che per sconfiggere la povertà e la violenza che affliggono le donne nel mondo basti parlare di empowerment economico “quando si parla di empowerment delle donne, dobbiamo ricordare che il concetto e le azioni che seguono non possono essere appiattite solo sulla questione economica, indubbiamente fondamentale, ma bisogna parlare anche di salute, accesso all’istruzione e soprattutto agency di donne e ragazze” spiega Maria Grazia Panunzi presidente di AIDOS – Associazione italiana donne per lo sviluppo.
 Allo stesso modo è trattata la questione della violenza di genere, che non poteva non essere nominata, “ma che va affrontata come fenomeno strutturale e quindi collegata ad altri possibili ambiti di intervento come l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, l’educazione nelle scuole, il contrasto agli stereotipi non solo in ambito educativo ma anche nel campo della comunicazione; inoltre si parla di donne e ragazze e mai di persone LGBTQI”, conclude Panunzi. Come società civile ci auguriamo che la prossima presidenza canadese possa dare maggiore concretezza alle dichiarazioni fino ad ora rilasciate.

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